Un'oretta con
don Angelo Treccani
lasciando parlare il cuore su

COPPIA e MATRIMONIO


no alla possessività
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SOMMARIO

  1. Tre possibilità per la coppia: convivenza, matrimonio civile e matrimonio religioso

  2. Le quattro gambe del tavolo dell'amore
    e 1° aneddoto: la coppia giovane
    "magari mi avesse dato un paio di schiaffi"

  3. L'amore è mistero

  4. la coppia: essere uno, pur restando due, in un cammino di fedeltà

    1. amare se stessi
    2. saper affrontare la solitudine
    3. comunicare
    4. gioire delle differenze
    5. rinunciare alla possessività
    6. accettare le imperfezioni
    7. rompere con il passato

  5. Alcuni accorgimenti pratici per un felice cammino matrimoniale (1)
    e 2° aneddoto: fuori di casa
    "… tu qui a dormire stasera non ci stai!"

  6. Alcuni accorgimenti … (2)

  7. Terzo aneddoto: nel giro di tre secondi
    "Se fosse per me…"

  8. Alcuni accorgimenti … (3)
    e 4° aneddoto: la casa sottosopra
    "… a noi va bene così"

  9. Alcuni accorgimenti … (4)
    e 5° aneddoto: Malga Bissina
    "Dammi un bacio!"

  10. Alcuni accorgimenti … (5)

  11. Un'esperienza di spiritualità domestica

7. Terzo aneddoto:
nel giro di tre secondi
"Se io fossi in lei…"

Normalmente, come tipo di impostazione, vado a letto sempre molto tardi, la sera.

Comunque mi capitava in una mia precedente esperienza pastorale, di avere uno studio che dava su un cortile, oltre il quale c’era una strada.
Quella finestra non aveva le ante; c’erano le inferriate e poi c’era la tenda tirata: se uno passava, vedeva che c’era la luce accesa dietro.

Almeno una volta alla settimana, di notte arrivava un tale, bussava ai vetri, gli aprivo, entrava e voleva da me due cose:

  • voleva da bere (ed era ubriaco),
  • voleva parlare con me.

    La prima volta ho tentato di impostare un po’ di dialogo con lui, però lui non faceva altro che ripetermi queste due cose.

    Voleva dire che mi toccava sorbire per due ore questo ritornello, in maniera pesantissima:
    "Dammi da bere, voglio parlare con te."

    Qualche volta qualche mezzo bicchiere di vino gliel’ho dato perché, almeno nel momento in cui trangugiava il vino, stava in silenzio.

    Era una cosa che ti distruggeva.
    Quando andava via, chiudevo ed andavo a letto.

    Quando mi diceva: "Accompagnami a casa.", tiravo un sospiro di sollievo, voleva dire che si stava preparando per partire, però io puntualmente – da stupido – gli dicevo: "No."

    Il mio ragionamento era questo.
    Sono le due di notte, lo accompagno a casa, la moglie sente che ci sono anch’io, magari esce dal letto, deve farmi un sorriso di convenienza, ma se potesse sbranarmi lo farebbe volentieri…
    Insomma, non avevo voglia di affrontare questa situazione.

    "Arrangiati, vai a casa!".

    Passa un po’ di tempo, conosco dall’esterno la situazione familiare, non più di tanto.

    Una certa notte lui arriva… "Accompagnami a casa!"
    Io non lo so quella sera … Gli ho detto:
    "Ti accompagno a casa."

    Non abitava molto distante da me. Ho in mente che arrivato sotto una certa scala, ho guardato su: era tutto chiuso ed ho pensato: "Saranno a dormire!"
    Lui è davanti a me, apre la porta.

    Io mi trovo, nel giro di tre secondi, di fronte ad una scena che mi ha veramente commosso ed inchiodato.

    La moglie era elegantemente vestita,seduta accanto al termosifone. Accoglie il marito e me, che gli sono dietro, con un sorriso che le arriva fin qui.

    Un tavolo preparato come se dovesse arrivare un ospite di grande riguardo, la tovaglia bianchissima, tutto pronto.

    E lui puntualmente non mangiava niente, beveva ancora un bicchiere di vino e poi andava a letto brontolando e poi cominciava a dormire.

    Un vasettino di fiori freschi, era d’inverno, appoggiato un cartoncino, sempre lo stesso:
    "Papà anche stasera ti abbiamo aspettato, non sei venuto, ti aspettiamo domani sera".

    Di fronte a questa scena io ho avuto una reazione violenta. Ho preso lui per il bavero e da arrabbiato, ma una rabbia che, che, che … in quel momento ho intuito il dramma di quella donna.

    L’ho scosso in maniera cattiva e gli ho detto:
    "Tu sei un disgraziato! Non puoi pretendere che tua moglie stia qui ad aspettarti ogni notte in questa situazione! Se io fossi in lei ti darei un calcio nel sedere e ti butterei giù dalla scala!".

    È caduto per terra e finalmente si è messo a piangere ed ha detto un’unica parola:
    "Aiutatemi!"

    La moglie stava seguendo da un po’ di tempo una certa trasmissione radiofonica di un gruppo di Alcolisti Anonimi:
    "C’è qui don Angelo… io domani telefono, e questa volta non sgarri, ti metti in quel giro."

    Conclusione: si è messo in quel giro, è uscito fuori dalla dipendenza, oggi è uno dei responsabili di quel movimento.
    Ha risolto il problema.

    Ragazzi, ero io lo stupido a non capire. Lui beveva per trovare il coraggio di chiedere aiuto, però non era capace di fare un altro passo in avanti.

    Io, da stupido, non avevo capito questo tipo di problema, anche perché quando mi capitava, qualche volta, di rivederlo magari il mattino mentre tornava al lavoro, non mi guardava neanche in faccia e dicevo:
    "Guarda che roba, mi hai fatto perdere due ore stanotte! Cos’ha?".

    Ne è uscito fuori: evidentemente … in me è scattato questo atteggiamento di violenza, proprio nel vedere quella situazione ed ho immaginato: "Chissà quante volte quella donna avrà pensato di andarsene via, di prendere i bambini e di andarsene via: non avrebbe dovuto giustificarsi più di tanto,perché la cosa era evidente."

    Ho saputo poi un particolare: pensate, quella donna si è sposata sapendo che lui aveva questo problema e si è sposata con questo atteggiamento, se vogliamo, di sfida positiva: "Io lo voglio tirare fuori", e c’è riuscita dopo almeno dieci anni. Pensate un po’ che tipo di problema!

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